Gamma Rossignol 2012-2013

PURSUIT 18 ELITE ARAMID/TITANAL/BASALT IBOX

Pursuit 18 Elite. E’ lui il nostro preferito della stagione per Rossignol.

Abbandoniamo per un momento l’universo RACE che non ha bisogno di presentazioni essendo garanzia di divertimento e stabilità (anche se con un po’ di impegno, specie nella collezione 2012) e dedichiamoci alla ricerca Rossignol per il piacere della pista.

Anche qui novità 2012: 10% Rocker in punta per facilitare l’ingresso in curva o piega fate voi! Con questo sci ai piedi ci si trova con un mezzo stabile, adatto sia sullo stretto che sul largo, che si fa flettere senza troppa fatica: per questo, anche se destinato a sciatori esperti, è un mezzo che i non agonisti ameranno. Indole tranquilla (non da pali) e raggio di curva ridotto per divertirsi in tutte le condizioni. Oltre a semplificare un po’ la vita il leggero rocker lo rende idoneo anche per piste martoriate dalle ore di sci e per qualche fuori pista (senza esagerare però!).

Seguono diversi tipi di Pursuit che via via si adattano al tipo di sciatore (quello nella foto è il top di gamma).

Segnaliamo anche la gamma Esperience e Alias che vi accompagneranno in dolci fuori pista in freeride, tra questi segnaliamo l’Experience 88 TPX che si adatta a tutte le condizioni di neve: ottimo per sciatori in evoluzione che amano la libertà della “powder” ma anche la tranquillità della pista!

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Gli nuovi sci con Rocker (e sue radici)

Nell’ultimo decennio se ne sono sentite di tutti i colori in materia di materiali e tecniche di sciata. Facciamo un po’ di ordine.

In principio (fine ottocento) le popolazioni nordiche inventarono delle tavole di legno per muoversi da un punto A ad un punto B senza sprofondare nella neve: fece la sua comparsa lo sci di fondo.

Soltanto nel novecento, bloccando il piede alla tavola di legno, si creo uno sci adatto alla discesa accentuata: comparsa dello sci alpino. Il lavoro era artigianale e fu merito di quegli artigiani se comparse la prima lamina applicata agli sci: questa era di metallo, si avvitava al legno e consentiva una maggiore presa su neve compatta o ghiacciata.

 Lamine a vite

L’usabilità, le prime competizioni, la diffusione della voglia di praticare questo sport accesero il motore industriale dello sci (1950).

La prima industrializzazione degli sci porta con se la ricerca e lo sviluppo per migliorare i prodotti (proseguendo l’opera artigianale di prima in modo più accentuato). Si scoprì l’importanza delle sciancrature, esse infatti garantivano una migliore fluidità della discesa.

In quei primi cinquant’anni hanno visto la luce molte innovazioni che pian piano hanno plasmato lo sci moderno: lamine non più avvitate ma assemblate, materiali diversi dal legno (di tutti i tipi), attacco di sicurezza, diversi modelli per diversi usi degli sci.

Arriviamo così alla fine degli anni 90 dove abbiamo sci lunghi, colori sgargianti, materiali misti con appeal plasticoso in superficie, lamine di grande qualità da affilare ogni anno, solette colorate e rigate per scorrere rapidi sulla neve.

Ricordo ancora quando ne sentii parlare la prima volta: carving. Dall’inglese to carve, girare. Sci “giranti” dunque.

I primi modelli, votati al fun li ricordo bassi, coloratissimi, con sciancrature esagerate. Semplici, intuitivi e divertenti: bastava un po’ di velocità, un punto non troppo ripido, una conduzione accentuata con mano a terra (anzi su neve) che si poteva disegnare un cerchio (alias 360).

Lo scetticismo iniziale fu subito ribaltato dall’adozione di questi materiali nelle competizioni. Ricordo ancora quei giovani agonisti filare tra i pali stretti come su di un’autostrada proprio sotto la seggiovia con quegli “scietti” che sembravano giocattoli. Li ebbi il sospetto che l’anno dopo li avremmo visti in Coppa del Mondo. Così fu.

Avete mai indagato sulla natura geometrica delle sciancrature?

geometria_sci

In questa immagine si vede chiaramente l’illustrazione delle geometrie di cui si sente parlare spesso: una sola precisazione il raggio di curva statico è quello indicato nella scheda tecnica dello sci. In pratica se si mettesse lo sci su neve piana e piegato a 30 gradi su di un lato questo scorrendo in avanti descriverebbe la forma di un cerchio il cui raggio è quello indicato. Statico perché ne esiste uno dinamico: dipende direttamente dalla pressione applicata dallo sciatore. Così uno sci con raggio 16 metri potrà, in mano ad un esperto e allenato sciatore, descrivere un raggio (in superconduzione) di 14 metri o meno.

Inizialmente si diceva del carving che sarebbe stato per tutti semplice, anche per i principianti. Almeno questa è la sensazione che dava. Non è del tutto vero, perché  aiuta a mettere gli sci paralleli ed intraversarsi sui pendii più accentuati ma complica la vita a chi vuole fare tutto bene: alias conduzione e superconduzione.

Insomma per usarli bene e divertirsi serve tanta pratica (e scuola)!

In primis si sperimentò una fusione degli sci carving a quelli normali, poi una ricerca dello sci carver estremo.

Negli ultimi anni tuttavia, a parte i modelli da slalom, gli sci cortissimi sono usciti dagli scaffali dei negozi per far posto ad attrezzi alti in media 170-175cm con un raggio di curva non inferiore a 15 metri in modo da garantire stabilità a tutti. La stessa Fis ha emanato nuove regole in cui (2012-2013) gli sci da gigante da uomo devono avere un raggio di circa 38 metri (praticamente vecchio stile) per favorire il confronto con la tecnica tradizionale da gigante.

Poi vennero gli americani. Erano quelli del fun oltre ogni limite. Vennero con delle tavole (non da stiro) per scendere dalla montagna: gli snowbard.

Gli snowboard, seppur nati molti anni prima, e gli sci carving hanno cose in comune, non hanno in comune la forma laterale. Gli sci sono più lunghi e hanno una flessione curva costante dove il punto più alto (dove va l’attacco) è spostato verso la coda e con lo sciatore sopra tutta la superficie è a contatto con la neve. Lo snowboard, dalla vocazione fuori pista, ha la flessione alta verso il centro in modo che con il peso la tavola si pieghi creando un attrito sulla parte centrale e le (doppie) punte si alzino garantendo una maggiore galleggiabilità su neve fresca nonchè un’entrata in curva facilitata.

Improvvisamente qualcosa cambia e nessuno se ne accorge. Tornano gli americani!

 evo

Chi ha avuto la possibilità di sciare negli States si sarà sicuramente reso conto della differenza! Innanzi tutto le piste non sono battute granchè, in pochi possiedono una tecnica decente, molti sono intenti a compiere evoluzioni e soprattutto gli sci hanno punte avanti e dietro!

Come si vede nella foto una punta anche dietro serve per sciare all’indietro senza impuntarsi.

Gli sci con doppie punte hanno in realtà una struttura completamente diversa. Essi sono innanzitutto più larghi (per favorire il galleggiamento su neve fresca o non battuta), la loro geometria laterale è più simile a quella di uno snowboard (ed anche la caratteristica d’utilizzo coincide).

 laterale

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In queste due immagini si vedono chiaramente le differenze. La forma “camber” è quella che troviamo tradizionalmente negli sci dagli anni 80  a questa parte (descritta sopra). Come si vede nelle immagini la forma laterale rocker stravolge non tanto l’estetica apparente quanto la dinamica di discesa (essa non ha comunque doppie punte all’americana).

Messi gli sci sulla neve le punte e le code non toccheranno subito la neve ma lo faranno solo entrati in curva.

I vantaggi su neve fresca e non battuta sono evidenti (non ci si impunta), i vantaggi per i principianti su pendii dolci sono intuibili (se la superficie sempre a contatto con la neve è limitata è più semplice e leggere passare da una lamina all’altra).

Diverso il discorso su pendii accentuati con fondo duro, le lamine hanno grip solo per una piccola parte di sci: questo può significare meno tenuta. Inoltre la dimensione genericamente più larga dello sci impedisce un rapido movimento su pista battuta.

La terza via è lo sci misto, ovvero il misto Camber/Rocker. Lo scopo di questa unione è quella di prendere la stabilità dello sci tradizionale unendola a degli elementi di vantaggio offerti dallo sci Rocker. Va detto che molte case hanno in gran segreto fatto gareggiare (anche in Coppa del Mondo 2011-2012) gli atleti con sci misti rocker con ottimi risultati.

Questa fusione timida la ricordiamo nel carving (i primi modelli misti durarono poco poiché tutti volevano i fun carve dopo averli provati).

Nella foto seguente un tipico esempio di fusione. Rocker sul lato esterno per facilitare l’entrata in curva, Camber sull’interno per avere una buona grip in tutte le condizioni.

 elan

Dire oggi quale futuro ci aspetta non è semplice, saranno sci misti Rocker a sostituire i carver? Faranno innamorare di nuovo gli snowboarder dello sci? Oppure, la ricerca di nuove sfide, porterà a sfidare la montagna mettendo di traverso tavole da 2 metri e 20 spigolando a destra e sinistra come una volta?