La squadra svizzera per i mondiali

lara_gut13 Sicuramente è lei, Lara Gut (nella foto), il rappresentante della squadra elvetica a questi mondiali. I convocati sono:

Uomini: Marc Berthod, Gino Caviezel, Didier Defago, Carlo Janka, Marc Gini, Marc Gisin, Patrick Kueng, Vitus Lueoend, Reto Schmidiger, Sandro Viletta, Markus Vogel, Ramon Zenhaeusern, Silvan Zurbriggen

Donne: Fraenzi Aufdenblatten, Dominique Gisin, Michelle Gisin, Lara Gut, Wendy Holdener, Nadja Kamer, Marianne Kaufmann-Abderhalden, Fabienne Suter

Per gli svizzeri quest’anno pochi risultati in Coppa del Mondo, chissà che non siano loro ad evere un exploit e avere medaglie. Quel che è certo è che avranno grandissima voglia di fare e tutti dovranno stare attenti agli svizzeri, Lara Gut in testa!

Annunci

Il paraschiena

Il sistema di protezione più utile dopo il casco è il paraschiena. Si tratta di gusci in materiale plastico, rinforzati nella zona delle vertebre, che servono per distribuire la pressione dell’urto in modo tale da impedire la frattura delle vertebre.

Il paraschiena è comodo e non impedisce i movimenti, molti sciatori riportano addirittura unmiglioramento della postura durante la sciata, perché il paraschiena costringe a mantenere una posizione più eretta del busto, con conseguente prevenzione della comparsa di lombalgie a fine giornata.

Dunque è fondamentale avere una giacca che veste in modo abbastanza attillato, non particolarmente imbottita, che protegga soprattutto dall’aria (lo fanno tutte) e possibilmente anche dall’acqua (lo fanno solo alcune, in tessuti speciali e piuttosto costosi).

Una giacca troppo termica ci farà sudare eccessivamente quando la temperatura è alta. Meglio avere una giacca leggera e sfruttare i capi sottostanti per garantire la termicità necessaria in base alla temperatura esterna.

Sotto la giacca, metteremo l’intimo e una felpa, più o meno pesante in base alla temperatura esterna. Anche la felpa dovrà essere tecnica, non troppo voluminosa e dovrà vestire in modo ottimale per garantire libertà di movimento.

Sempre più spesso si trovano modelli sul mercato compatibili per moto e bicicletta: questi sono regolabili e consentono, a seconda dell’attività, il massimo confort. Alcuni, per risparmiare qualcosa, acquistano paraschiena da moto che sono più grandi e tendono ad impedire il corretto movimento.

Gamma Nordica 2012-2013

Il nostro preferito, senza dubbio, è lui: DOBERMANN SL R EVO CT, preciso come un compasso in conduzione e in velocità. 1,65 mt di lunghezza, 121 cm di spatola e 12,5 mt di raggio. Ci siamo divertiti moltissimo con questo attrezzo: stabile e veoloce. Soffre un pochino le basse andature (scalpita per correre un po’).

Di sicura piacevolezza anche il fratello da gigante: il DOBERMANN GS R EDT CT. Nessuno dei due con tecnologia rocker, neppure il FIRE ARROW 84 EDT EVO che ha molte velleità freeride (tanto da renderlo un po’ poco reattivo nei cambi in pista). Dedicati al freeride i modelli all mountain BURNER I.CODE e SOUL RIDER.

Di tutti questi modelli ci piaccione le lamine in acciaio al carbonio (leggere e resistenti).

Gamma Rossignol 2012-2013

PURSUIT 18 ELITE ARAMID/TITANAL/BASALT IBOX

Pursuit 18 Elite. E’ lui il nostro preferito della stagione per Rossignol.

Abbandoniamo per un momento l’universo RACE che non ha bisogno di presentazioni essendo garanzia di divertimento e stabilità (anche se con un po’ di impegno, specie nella collezione 2012) e dedichiamoci alla ricerca Rossignol per il piacere della pista.

Anche qui novità 2012: 10% Rocker in punta per facilitare l’ingresso in curva o piega fate voi! Con questo sci ai piedi ci si trova con un mezzo stabile, adatto sia sullo stretto che sul largo, che si fa flettere senza troppa fatica: per questo, anche se destinato a sciatori esperti, è un mezzo che i non agonisti ameranno. Indole tranquilla (non da pali) e raggio di curva ridotto per divertirsi in tutte le condizioni. Oltre a semplificare un po’ la vita il leggero rocker lo rende idoneo anche per piste martoriate dalle ore di sci e per qualche fuori pista (senza esagerare però!).

Seguono diversi tipi di Pursuit che via via si adattano al tipo di sciatore (quello nella foto è il top di gamma).

Segnaliamo anche la gamma Esperience e Alias che vi accompagneranno in dolci fuori pista in freeride, tra questi segnaliamo l’Experience 88 TPX che si adatta a tutte le condizioni di neve: ottimo per sciatori in evoluzione che amano la libertà della “powder” ma anche la tranquillità della pista!

Gamma Atomic 2012-2013

L’Atomic nel 2012 porta sul mercato innovazione e ricerca.

Una grande novità riguarda il concetto Rocker. Il Rocker è presente in quasi tutta la gamma, come ad esempio nei modelli REDSTER Doubledeck D2 GS e SL, EDGE SG. Nei modelli D2 VF75, CLOUD VF 75, Affinity Pure, Atlas, Panic, Cloud D2 75 e 73, Smoke TI, VARIO CARBON, VARIO SCANDIUM, CLOUD NINE, CLOUD SEVEN, CLOUD SIX, ELYSIAN, AFFINITY STORM, VARIO FIBER, AFFINITY AIR, NOMAD SMOKE.

Riservano grandi emozioni (categoria RACE) REDSTER Doubledeck D2 GS e SL: aggressivi e stabili sia per sciatori pesanti che sciatori leggeri. Non sono sci per principianti, anzi! Il rocker semplifica la vita nelle inversioni!

Per la gamma ALL MOUNTAIN TOP LEVEL , più intuitivi e adatti ad un pubblico vasto, il modello EDGE SG e SL che offre grande occasione di miglioramento a chi si affaccia alla conduzione e superconduzione. Stabilità e divertimento su corto e lungo assicurati. Consigliato a sciatori con una buona muscolatura!

Andando sulla gamma ALL MOUNTAIN potremo divertirci con i modelli D2 VF75 (curve ampie e stabili) e CRIMSON (valido su neve riportata e fuori pista: per sciate tra amici!). Le signore potranno optare per il modello CLOUD D2 V 75 (ottimo per lo stretto ma chiede concentrazione) e AFFINITY PURE (ottimo su neve riportata, intuitivo… ma non correte troppo!).

Il nostro preferito? EDGE SL: con rocker, ottimo per chi vuole migliorare ancora la propria tecnica e stabile per chi ha già una buona tecnica. Per i primi è l’occasione di avere qualcosa in più, per i secondi un buon compromesso tra la gamma RACE e ALL MOUNTAIN!

Gli nuovi sci con Rocker (e sue radici)

Nell’ultimo decennio se ne sono sentite di tutti i colori in materia di materiali e tecniche di sciata. Facciamo un po’ di ordine.

In principio (fine ottocento) le popolazioni nordiche inventarono delle tavole di legno per muoversi da un punto A ad un punto B senza sprofondare nella neve: fece la sua comparsa lo sci di fondo.

Soltanto nel novecento, bloccando il piede alla tavola di legno, si creo uno sci adatto alla discesa accentuata: comparsa dello sci alpino. Il lavoro era artigianale e fu merito di quegli artigiani se comparse la prima lamina applicata agli sci: questa era di metallo, si avvitava al legno e consentiva una maggiore presa su neve compatta o ghiacciata.

 Lamine a vite

L’usabilità, le prime competizioni, la diffusione della voglia di praticare questo sport accesero il motore industriale dello sci (1950).

La prima industrializzazione degli sci porta con se la ricerca e lo sviluppo per migliorare i prodotti (proseguendo l’opera artigianale di prima in modo più accentuato). Si scoprì l’importanza delle sciancrature, esse infatti garantivano una migliore fluidità della discesa.

In quei primi cinquant’anni hanno visto la luce molte innovazioni che pian piano hanno plasmato lo sci moderno: lamine non più avvitate ma assemblate, materiali diversi dal legno (di tutti i tipi), attacco di sicurezza, diversi modelli per diversi usi degli sci.

Arriviamo così alla fine degli anni 90 dove abbiamo sci lunghi, colori sgargianti, materiali misti con appeal plasticoso in superficie, lamine di grande qualità da affilare ogni anno, solette colorate e rigate per scorrere rapidi sulla neve.

Ricordo ancora quando ne sentii parlare la prima volta: carving. Dall’inglese to carve, girare. Sci “giranti” dunque.

I primi modelli, votati al fun li ricordo bassi, coloratissimi, con sciancrature esagerate. Semplici, intuitivi e divertenti: bastava un po’ di velocità, un punto non troppo ripido, una conduzione accentuata con mano a terra (anzi su neve) che si poteva disegnare un cerchio (alias 360).

Lo scetticismo iniziale fu subito ribaltato dall’adozione di questi materiali nelle competizioni. Ricordo ancora quei giovani agonisti filare tra i pali stretti come su di un’autostrada proprio sotto la seggiovia con quegli “scietti” che sembravano giocattoli. Li ebbi il sospetto che l’anno dopo li avremmo visti in Coppa del Mondo. Così fu.

Avete mai indagato sulla natura geometrica delle sciancrature?

geometria_sci

In questa immagine si vede chiaramente l’illustrazione delle geometrie di cui si sente parlare spesso: una sola precisazione il raggio di curva statico è quello indicato nella scheda tecnica dello sci. In pratica se si mettesse lo sci su neve piana e piegato a 30 gradi su di un lato questo scorrendo in avanti descriverebbe la forma di un cerchio il cui raggio è quello indicato. Statico perché ne esiste uno dinamico: dipende direttamente dalla pressione applicata dallo sciatore. Così uno sci con raggio 16 metri potrà, in mano ad un esperto e allenato sciatore, descrivere un raggio (in superconduzione) di 14 metri o meno.

Inizialmente si diceva del carving che sarebbe stato per tutti semplice, anche per i principianti. Almeno questa è la sensazione che dava. Non è del tutto vero, perché  aiuta a mettere gli sci paralleli ed intraversarsi sui pendii più accentuati ma complica la vita a chi vuole fare tutto bene: alias conduzione e superconduzione.

Insomma per usarli bene e divertirsi serve tanta pratica (e scuola)!

In primis si sperimentò una fusione degli sci carving a quelli normali, poi una ricerca dello sci carver estremo.

Negli ultimi anni tuttavia, a parte i modelli da slalom, gli sci cortissimi sono usciti dagli scaffali dei negozi per far posto ad attrezzi alti in media 170-175cm con un raggio di curva non inferiore a 15 metri in modo da garantire stabilità a tutti. La stessa Fis ha emanato nuove regole in cui (2012-2013) gli sci da gigante da uomo devono avere un raggio di circa 38 metri (praticamente vecchio stile) per favorire il confronto con la tecnica tradizionale da gigante.

Poi vennero gli americani. Erano quelli del fun oltre ogni limite. Vennero con delle tavole (non da stiro) per scendere dalla montagna: gli snowbard.

Gli snowboard, seppur nati molti anni prima, e gli sci carving hanno cose in comune, non hanno in comune la forma laterale. Gli sci sono più lunghi e hanno una flessione curva costante dove il punto più alto (dove va l’attacco) è spostato verso la coda e con lo sciatore sopra tutta la superficie è a contatto con la neve. Lo snowboard, dalla vocazione fuori pista, ha la flessione alta verso il centro in modo che con il peso la tavola si pieghi creando un attrito sulla parte centrale e le (doppie) punte si alzino garantendo una maggiore galleggiabilità su neve fresca nonchè un’entrata in curva facilitata.

Improvvisamente qualcosa cambia e nessuno se ne accorge. Tornano gli americani!

 evo

Chi ha avuto la possibilità di sciare negli States si sarà sicuramente reso conto della differenza! Innanzi tutto le piste non sono battute granchè, in pochi possiedono una tecnica decente, molti sono intenti a compiere evoluzioni e soprattutto gli sci hanno punte avanti e dietro!

Come si vede nella foto una punta anche dietro serve per sciare all’indietro senza impuntarsi.

Gli sci con doppie punte hanno in realtà una struttura completamente diversa. Essi sono innanzitutto più larghi (per favorire il galleggiamento su neve fresca o non battuta), la loro geometria laterale è più simile a quella di uno snowboard (ed anche la caratteristica d’utilizzo coincide).

 laterale

longitude

In queste due immagini si vedono chiaramente le differenze. La forma “camber” è quella che troviamo tradizionalmente negli sci dagli anni 80  a questa parte (descritta sopra). Come si vede nelle immagini la forma laterale rocker stravolge non tanto l’estetica apparente quanto la dinamica di discesa (essa non ha comunque doppie punte all’americana).

Messi gli sci sulla neve le punte e le code non toccheranno subito la neve ma lo faranno solo entrati in curva.

I vantaggi su neve fresca e non battuta sono evidenti (non ci si impunta), i vantaggi per i principianti su pendii dolci sono intuibili (se la superficie sempre a contatto con la neve è limitata è più semplice e leggere passare da una lamina all’altra).

Diverso il discorso su pendii accentuati con fondo duro, le lamine hanno grip solo per una piccola parte di sci: questo può significare meno tenuta. Inoltre la dimensione genericamente più larga dello sci impedisce un rapido movimento su pista battuta.

La terza via è lo sci misto, ovvero il misto Camber/Rocker. Lo scopo di questa unione è quella di prendere la stabilità dello sci tradizionale unendola a degli elementi di vantaggio offerti dallo sci Rocker. Va detto che molte case hanno in gran segreto fatto gareggiare (anche in Coppa del Mondo 2011-2012) gli atleti con sci misti rocker con ottimi risultati.

Questa fusione timida la ricordiamo nel carving (i primi modelli misti durarono poco poiché tutti volevano i fun carve dopo averli provati).

Nella foto seguente un tipico esempio di fusione. Rocker sul lato esterno per facilitare l’entrata in curva, Camber sull’interno per avere una buona grip in tutte le condizioni.

 elan

Dire oggi quale futuro ci aspetta non è semplice, saranno sci misti Rocker a sostituire i carver? Faranno innamorare di nuovo gli snowboarder dello sci? Oppure, la ricerca di nuove sfide, porterà a sfidare la montagna mettendo di traverso tavole da 2 metri e 20 spigolando a destra e sinistra come una volta?

La maschera da sci

La maschera da sci è molto importante non solo per garantire una perfetta visibilità in ogni situazione, ma anche per proteggere occhi e viso dai raggi UVA, particolarmente aggressivi in montagna; dal vento gelido che rovina la pelle ed è pericoloso anche per gli occhi; e per proteggere gli occhi dai potenziali danni causati da una caduta.

Occorre precisare che il fattore protezione UV dipende da quanto la lente è scura. In linea di massima possono trovarsi maschere che hanno in dotazione la doppia lente: scura (UV3-4) per le giornate di sole e chiara (UV 1) per giorni con poca visibilità. Le scure sono spesso a specchio, le chiare hanno in genere una tonalità arancione (come in foto) per favorire i contrasti.

Dunque, andrebbe indossata anche da coloro che non hanno problemi di lacrimazione mentre sciano.

Nelle giornate di sole tutte le maschere garantiscono una ottima visione, mentre nelle giornate nuvolose o addirittura con la nebbia alcune sono più performanti di altre perché in grado di farci vedere le asperità del terreno che, come si sà, quando non c’è il sole spesso scompaiono alla vista.

Dunque, provate con calma maschere di marche diverse.

Ovviamente, la maschera da sci deve proteggere dal vento e quindi deve essere chiusa. Non tutte le maschere si adattano a tutti i tipi di viso, dunque cercate di puntare su una maschera che si sposa bene con i vostri lineamenti.

La maschera da sci deve essere indossabile con un casco quindi è bene che abbia le strisce di silicone che garantiscono una perfetta aderenza senza sistemi di fissaggio sul casco.

Guida all’acquisto e regolazione dello scarpone da sci

Lo scarpone, seppur sottovalutato è di fondamentale importanza per lo sciatore: esso è il punto di collegamento tra i piedi e gli sci, lo scarpone è l’elemento fondamentale per trasferire correttamente allo sci i movimenti del corpo.

Le categorie.

Gli scarponi possono classificarsi in tre categorie: Race, All Around e All Around Top Level. Le differenze non sono da poco. Un modello Race sarà rigido, non molto confortevole, molto reattivo e perdonerà poco gli errori. Quello All Around, risulta morbido, confortevole, relativamente reattivo, ma perdona di più gli errori.

Tutti vorremmo utilizzare gli stessi attrezzi degli atleti, ma questo è sicuramente uno dei primi errori che si fanno: gli atleti agonisti devono avere massima sensibilità e massima efficacia, essi serrano gli scarponi strettissimi prima di ogni discesa e aprono i ganci al termine di ogni discesa. Probabilmente la maggior parte degli sciatori non ha bisogno di questo.
Le categorie si differenziano per volumetria e durezza delle plastiche. Gli Allround sono scarponi più larghi e voluminosi con scarpette dotate di imbottiture che permettono di tenere lo scarpone per tutta la giornata; questo non vuol dire che si usino materiali di secondo piano, spesso la tecnologia utilizzata è ai massimi livelli anche negli scarponi meno tecnici.

Se si scelgono categorie più tecniche lo scafo si restringe di circa un dieci per cento e le scarpette sono meno imbottite. Scarponi più affusolati consentono anche di piegare maggiormente senza rischiare di toccare la neve con lo scafo, perdendo il controllo, inoltre una minor imbottitura ci permette di avere reazioni più immediate a maggior sensibilità. Questo va inevitabilmente a discapito del comfort.

L’altro parametro che cambia con la categoria è la rigidezza delle plastiche, che deve essere più rigido se si vogliono scarponi più reattivi come succede nel mondo Race. Gli Allround sono ideali per quanti prediligono il comfort, i Top Level sono un compromesso tra comodità e sensibilità.

Le misure

In passato succedeva spesso che gli sciatori compravano scarponi di una o due taglie più rispetto alla propria misura, magari per poi utilizzare due paia di calze nella speranza che i piedi rimanessero caldi. Questo comportamento è sbagliatissimo.
Lo scarpone da sci va acquistato della stessa misura del piede, proprio come avviene per qualsiasi altro tipo di scarpa. Anzi, le scarpette oggi si adattano al piede grazie al calore come se fossero fatte su misura.

La scelta dello scarpone da sci.

Per scegliere lo scarpone giusto recatevi sempre presso un centro specializzato con una vasta scelta e ascoltate i consigli del negoziante.  Per la prova portatevi le calze che usate di solito per sciare.
Stabilita la lunghezza, la conformazione del piede e del polpaccio passate alla prova vera e propria.
Nell’infilare lo scarpone verificate la comodità di entrata. I fabbricanti hanno fatto molti passi avanti cercando di favorire l’ingresso del piede, ma non tutti i modelli hanno la stessa comodità.
In negozio tutti gli scarponi risultano un po’ più morbidi. La plastica quando è posta a bassa temperatura inevitabilmente si irrigidisce. Non si tratta di grandi differenze, ma nel dubbio è meglio tenerne conto.
Una volta calzato lo scarpone, chiudete le leve partendo dalla punta facendo attenzione che il tallone si bene arretrato e posizionato.

Per la verifica della lunghezza della zona plantare la misurazione è facile: stando dritti le dita devono sfiorare la punta dello scarpone; flettendo le ginocchia la punta dello scarpone non deve essere più raggiungibile.
Per la verifica della comodità il discorso è più complesso. A seconda dei modelli i costruttori propongono calzate con la pianta del piede più larga o più stretta, cercando di adattarsi alle diverse morfologie degli sciatori. Comunque il piede deve risultare ben fasciato, ben bloccato, senza dolorosi punti di compressione, mentre le dita devono potersi muovere leggermente. In negozio lo scarpone sembra sempre un poco più stretto rispetto a quando si scia; tenete conto che con l’uso la scarpetta tende a cedere ed a assestarsi. Provate modelli di diversi costruttori, fino a quando non ne individuate uno preferito. Una volta scelto il modello e la misura, calzate gli scarponi in entrambi i piedi e teneteli su per almeno un quarto d’ora.
Dopo aver scelto la categoria e la misura appropriata ci sono altri fattori che vanno considerati a secondo dell’uso che si vuole fare dello scarpone:

– Avvolgomento del piede e della gamba. Lo scarpone deve avvolgere il piede e la gamba. Il tallone non deve mai alzarsi, la parte anteriore del piede deve aderire alla scarpa. Il piede e la gamba devono essere mantenuti in maniera omogenea. Non ci devono essere delle parti dure o di pressione più forti su certe zone.

– Flessibilità anteriore

Alcune discipline richiedono una pronunciata flessibilità anteriore (gobbe, carving, neve polverosa).
– Restituzione di energia elastica

Lo scarpone deve poter essere sollecitato in modo progressivo dallo sciatore e deve avere un’elasticità sufficiente a facilitarne il lavoro muscolare, soprattutto nei casi in cui ci si dedichi a discipline come lo slalom o i salti.

Le regolazioni di base, il Canting e il Flex Index

 Canting

L’assemblaggio tra uno Scafo e un Gambetto determina il canting. Il punto di fissaggio è sopra il malleolo e avviene mediante una vite o una doppia vite. Se lo sciatore ha una tendenza ad avere le gambe a X (valgismo) o ad avere le gambe a parentesi (varismo) è importante che il gambetto assecondi questa tendenza per permettere allo scafo di stare in posizione piatta e il piede in piano all’interno della scarpa.

L’importanza dell’allineamento tra la gamba, il piede e il piano della scarpa risulta decisamente amplificata dalla sciata carving. Se lo scarpone non è correttamente allineato con la gamba, lo sci tende in ogni caso ad allinearsi con la gamba che trasferisce i carichi, determinando un’inclinazione dello sci non desiderata. Se lo sci tende ad inclinarsi verso l’esterno, lo sciatore dovrà forzare il ginocchio verso l’interno per impostare la curva. Al contrario se lo sci tende ad inclinarsi involontariamente verso l’interno, impostare le curve strette diventa difficile poiché sarà più difficile spostare velocemente il peso dallo sci destro al sinistro, perdendo così il controllo della sciata.
Per regolare bene il canting dello scarpone è bene sempre affidarsi ad uno specialista; anzi, conviene fare un po’ di selezione e cercarne uno bravo. Nel seguito riportiamo i passi base da effettuare, almeno in teoria.

1) Posizionarsi su una superficie piana, allentare completamente le viti di ancoraggio, infilare gli scarponi e agganciare gli attacchi.

2) Simulare il piegamento con 4 o 5 flessioni.

3) Fissare le viti e regolare il canting.

E’ possibile che il risultato della regolazione porti ad un canting dei due scarponi differente, la parte destra del corpo non sempre coincide con la sinistra. Un altro aspetto del canting sono le borchie o la vite situata nella parte posteriore dello scarpone, che possono essere utili per variare il flex index.
Flex Index

È il numero che indica la durezza delle plastiche. Purtroppo questo dato non è assoluto ma varia per ogni casa. Un 100 di flex degli scarponi del Nordica o Dolomite non corrisponde infatti a un flex dello stesso valore di Rossignol-Lange oppure di Atomic-Salomon. Il piegamento determina il miglior controllo dello sci. Uno scarpone troppo rigido può causare un bloccaggio di ginocchia e caviglie, mentre uno troppo morbido un cedimento repentino.  Fondamentalmente, mentre lo scafo è fisso sullo sci il gambetto deve potersi piegare in modo progressivo. L’obiettivo di uno scarpone destinato a sciatori alle prime armi è quello di permettere un corretto piegamento e una posizione posturale più eretta. Man mano che si passa alle categorie superiori l’obiettivo sarà il bloccaggio del piede all’interno dello scafo e l’irrigidimento delle plastiche per poter trasmettere integralmente la forza che si scarica sullo sci attraverso il piegamento. L’evoluzione più marcata di questi ultimi anni è stata la realizzazione di uno scafo con plastiche a doppia densità: la parte bassa è più rigida, mentre quella più alta, dove lo scafo si sovrappone per la chiusura dei ganci, è più morbida.

Nella parte posteriore dei moderni scarponi sono spesso disponibili delle borchie o una vite. Questi elementi possono essere utili per variare leggermente il flex index.  Con questo accorgimento le aziende hanno ovviato al problema di scarponi della rigidità fissa.  Sciare a temperature di -20 o +6 per esempio non è proprio la stessa cosa per i materiali plastici di cui è composto lo scarpone, così com’è differente la flessibilità in negozio. Con mezzo giro di vite o un paio di borchie è possibile adattare il flex index alle condizioni con cui state sciando.

Alcuni modelli allround sono dotati di dispositivi che facilitano la calzata e la camminata (sistema walk) svincolando lo scafo dal gambetto, facilitando quindi l’uso durante le fasi di riposo.

Ostia: seggiovia o minigolf?

A Ostia neve artificiale e seggiovia Alemanno: solo un impianto di minigolf

Scrive così la Repubblica on-line:

“Ostia come Dubai. Può sembrare un paradosso, ma così non è: nel bilancio 2012 approvato dalla “pattuglia di eroi”  –  così Alemanno ha chiamato i suoi  –  è stato inserito il project financing per la “realizzazione di un impianto sportivo invernale” su un’area pubblica tra il lungomare di Ostia e l’ospedale Grassi nei pressi della pineta.

Già a marzo, l’idea di spara neve e impianti di risalita nella nota località balneare romana aveva fatto il giro del mondo tra gag e ilarità. Il Campidoglio, però, dopo il fiume di polemiche cercò di precisare che l’opera non aveva avuto “il parere favorevole del Comune di Roma”. Tutti credevano che il piano, avanzato da una società privata di Ostia (Mission srl) e da realizzare su un’area demaniale con fondi privati, fosse stato archiviato. E invece, eccolo nel bilancio licenziato con undici mesi di ritardo.

“Mentre leggevo le carte della manovra 2102, approvata definitivamente dall’assemblea capitolina, ho scoperto l’impensabile  –  sottolinea meravigliato Paolo Orneli, consigliere del Pd al Municipio XIII ed ex presidente del parlamentino di Ostia  –  La proposta è stata confermata dal voto del consiglio comunale. È tutto vero”. Poi con carte alla mano, quasi a non volerci credere, dice: “Precisamente, nel piano investimenti di Roma Capitale, si tratta del programma MO (municipio XIII), progetto OSS (attività sportive e ricreative), annualità

2012, opera pubblica numero 13  –  OP1203100001 “Realizzazione impianto sportivo invernale”, finanziato con la voce “concessioni” con una previsione di 1,5 milioni di euro”.

Insomma, tutto torna. Il piano è lo stesso che a marzo aveva anticipato il consigliere municipale del Pdl, Augusto Bonvicini, attuale presidente della commissione turismo e attività produttive del Municipio di Ostia. La pista da sci, dunque, si farà. “Le verifiche di fattibilità che a marzo  –  ci avevano detto  –  dovevano ancora essere espletate, hanno dato esito positivo. Per rilanciare l’immagine internazionale di Roma, Alemanno e i suoi collaboratori hanno pensato che questa opera pubblica deve essere realizzata”.

Il sindaco però sostiene che la situazione è diversa: a Ostia solo un impianto per il minigolf. dice Alemanno”

Noi diciamo che può anche darsi che si faccia, restiamo un po’ perplessi… cosa centra la montagna e quell’aria unica con un garage in discesa?

Sci: divisa unica per maestri abruzzesi

La divisa unica regionale dei maestri di sci abruzzesi ha fatto ufficialmente il suo debutto a ”Skipass 2012”, il salone del turismo, degli sport invernali e del freestyle, che si è svolta alla Fiera di Modena. La manifestazione e’ stata anche l’occasione per presentare al grande pubblico la legge approvata dal Consiglio regionale lo scorso 17 luglio, che disciplina la professione di maestro di sci. La norma ha innovato le disposizioni introdotte negli anni ’90.